Nonostante ormai l’Italia sia un ricordo lontano nella mia vita quotidiana, da Macao continuo a seguire con attenzione ciò che accade nel mondo: ovviamente mi concentro sul mio campo di studio, turismo e diversificazione turistica, con focus sui resort integrati in Asia (Macao, Singapore, Giappone, UAE, Corea, etc.), ma tengo sempre un occhio sulla politica Europea e mondiale. E quello che è successo con il cosiddetto “board of peace”, iniziativa promossa da Donald Trump, è qualcosa che personalmente considero grave, preoccupante e indicativo della direzione politica che molti paesi, Italia compresa, stanno percorrendo.
Non si tratta solo di geopolitica. Si tratta di dignità istituzionale. Si tratta di autonomia. Si tratta di credibilità internazionale.
E soprattutto, si tratta di capire se l’Italia sta ancora prendendo decisioni come Stato sovrano, oppure se sta semplicemente seguendo iniziative costruite attorno alla figura e al potere di un singolo individuo.
Questo è un articolo di opinione basato sul testo del cosiddetto “Charter of trump’s board of peace”, diffuso pubblicamente online, e sulle informazioni riportate da fonti mediatiche e istituzionali. Le opinioni espresse sono personali.
Il ruolo del Presidente della Repubblica e la scelta del governo meloni
Quando sono emerse le prime notizie sulla possibile partecipazione italiana, ho provato una speranza: che l’Italia mantenesse una posizione coerente con la propria Costituzione e con i valori di libertà e uguaglianza.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rappresenta l’unità dello Stato ed è il garante della Costituzione. Il suo ruolo non è simbolico, ma sostanziale nel preservare l’equilibrio istituzionale e la credibilità internazionale del Paese.
Per questo motivo, quando sono emerse ricostruzioni secondo cui avrebbe espresso cautela o opposizione rispetto alla partecipazione italiana, ho pensato che l’Italia avrebbe mantenuto una posizione chiara.
E invece il governo guidato da Giorgia Meloni ha trovato una soluzione politica: partecipare come “osservatore”.
Formalmente non è adesione. Politicamente, però, è tutt’altro che neutrale.
Perché osservare significa essere presenti. Significa legittimare l’esistenza dell’iniziativa. Significa riconoscerne il contesto politico. Significa, soprattutto, non avere il coraggio di dire no.
Cosa dice realmente il charter del board of peace
Per comprendere la natura di questa organizzazione, basta leggere il testo del charter.
Uno dei punti più significativi riguarda la durata della membership e il ruolo dei contributi finanziari:
(c) Each Member State shall serve a term of no more than three years from this Charter’s entry into force, subject to renewal by the Chairman. The three-year membership term shall not apply to Member States that contribute more than USD $1,000,000,000 in cash funds to the Board of Peace within the first year of the Charter’s entry into force.
In altre parole, la permanenza degli Stati dipende dal chairman. E il contributo finanziario può influenzare direttamente la stabilità della membership. Se non paghi, puoi restare 3 anni, se paghi almeno 1 miliardo di dollari allora resti.
Questo modello non richiama quello delle organizzazioni multilaterali tradizionali, ma piuttosto una struttura in cui il potere decisionale e strutturale è fortemente centralizzato. Centralizzato non negli Stati Uniti ma nella figura di trump.
Board of Peace e Il potere del chairman: una figura con autorità estesa
Il charter stabilisce chiaramente chi ricopre il ruolo di chairman:
Article 3.2: Chairman
(a) Donald J. Trump shall serve as inaugural Chairman of the Board of Peace, and he shall separately serve as inaugural representative of the United States of America, subject only to the provisions of Chapter III.
(b) The Chairman shall have exclusive authority to create, modify, or dissolve subsidiary entities as necessary or appropriate to fulfill the Board of Peace’s mission.
Questo significa che Donald Trump non è solo chairman, ma ha anche il potere esclusivo di creare, modificare o sciogliere le strutture interne.
Non si tratta di un sistema di governance distribuito. Si tratta di un sistema in cui il potere organizzativo è concentrato in una singola figura.
Sottolineo anche la divisione chiara espressa nell’articolo 3.2: trump si elegge chairman, ed è un ruolo separato da quello di rappresentante degli Stati Uniti. Ciò significa che anche nel caso in cui trump non dovesse essere più rappresentante degli Stati Uniti, resterebbe comunque chairman con poteri assoluti.
Board of Peace: Il processo decisionale e il potere finale del chairman
Il charter prevede formalmente un sistema a maggioranza, ma introduce un elemento determinante:
(e) Decisions shall be made by a majority of the Member States present and voting, subject to the approval of the Chairman, who may also cast a vote in his capacity as Chairman in the event of a tie.
Questo significa che, anche in presenza di una maggioranza tra gli Stati, la decisione resta subordinata all’approvazione del chairman.
In termini pratici, questo significa che l’opinione del chairman vale sempre e comunque più della maggioranza.
Board of Peace: La successione e il controllo della leadership
Il charter prevede anche che il chairman possa designare il proprio successore:
Article 3.3: Succession and Replacement
The Chairman shall at all times designate a successor for the role of Chairman. Replacement of the Chairman may occur only following voluntary resignation or as a result of incapacity, as determined by a unanimous vote of the Executive Board, at which time the Chairman’s designated successor shall immediately assume the position of the Chairman and all associated duties and authorities of the Chairman.
La leadership futura resta legata alla designazione del chairman stesso. Dunque anche in caso l’executive board decidesse di cacciare l’attuale chairman, trump, il successore non viene deciso dall’executive board ma resta quello designato da trump.
Ma attenzione, è sempre il chairman che seleziona i membri dell’executive board e questi possono essere cacciati a discrezione del chairman.
(a) The Executive Board shall be selected by the Chairman and consist of leaders of global stature.
(b) Members of the Executive Board shall serve two-year terms, subject to removal by the Chairman and renewable at his discretion.
Una barzelletta.
Board of Peace: La partecipazione italiana e il significato politico dei simboli
In questo contesto, la presenza del ministro degli esteri Antonio Tajani alla cerimonia inaugurale ha assunto un valore simbolico molto forte.
Le immagini diffuse pubblicamente lo mostrano mentre tiene in mano un cappello con lo slogan politico “Make America Great Again”, associato direttamente alla figura di Donald Trump.

Un ministro degli esteri rappresenta lo Stato (in teoria non quello degli altri, ma il suo, quello in cui è stato eletto) e non un leader straniero.
I simboli, in diplomazia, non sono mai neutri. Ogni gesto comunica una posizione.
E vedere il rappresentante della politica estera italiana associato visivamente a uno slogan politico di un altro Paese, e in particolare di un soggetto (Trump) che ripudia, come già detto prima, tutti i valori su cui in teoria si basa l’Italia, solleva interrogativi legittimi sull’autonomia, dignità e percezione internazionale dell’Italia.
Board of Peace: Il contrasto con la posizione di altri paesi
Secondo le informazioni disponibili, diversi Paesi, tra cui Francia, Germania, Spagna, Irlanda e Norvegia, non hanno aderito avendo avuto il coraggio di dire no.
L’Italia, o meglio meloni e il suo team, non hanno avuto questo coraggio. Partecipare al board of peace non è un segnale di apertura alle discussioni, come vuole far intendere il governo attuale. Perchè la diplomazia non significa dire di si a tutti e abbassare sempre la testa, quello è essere subordinati.
Uuna questione più ampia: la direzione della politica estera italiana
La questione non riguarda solo questa iniziativa specifica.
Riguarda la direzione generale della politica estera italiana.
Riguarda il rapporto tra l’Italia e i suoi alleati storici.
Riguarda la coerenza con i principi della Costituzione italiana, che promuove la cooperazione internazionale, il rispetto del diritto e l’equilibrio tra gli Stati.
Le scelte di politica estera definiscono il ruolo di un Paese nel mondo.
Definiscono la sua credibilità.
Definiscono la sua indipendenza.
Partecipare come osservatori non significa essere neutrali.
Significa essere presenti.
Significa legittimare.
Significa accettare, almeno implicitamente, il contesto e la struttura dell’iniziativa.
In democrazia, i cittadini hanno il diritto – e forse il dovere – di interrogarsi su queste scelte.
Non si tratta di essere contro o a favore di un singolo leader politico. Questo è un punto importante: perchè il popolo italiano è abituato a schierarsi con un partito politico come se fosse una squadra di calcio. Quindi indipendentemente se la squadra continua a sbagliare, loro la supportano perchè è tradizione.
Si tratta di chiedersi quale sia il ruolo dell’Italia.
Se un ruolo autonomo.
Oppure un ruolo subordinato alle iniziative e alle visioni di altri.
Questa è la vera domanda.
Ed è una domanda che merita una risposta chiara.
Concludo dicendo che io non sono di parte. Non seguo alcun partito politico, seguo le mie idee e queste scelte che il governo sta facendo sono scelte che vanno contro a tutte le idee che ho. Ma questo articolo non lo sto facendo solo perchè non condivido le loro scelte. Perchè se fosse questo il motivo, avrei dovuto scrivere articoli contro ogni governo italiano che ho visto passarsi la sedia. Io questo articolo lo scrivo perchè questo governo è sempre più preoccupante.
L’affiliazione a trump, la subordinazione all’america, la condivisione di queste idee pericolose, io la vedo non solo in questa faccenda ma anche nella riforma della giustizia per esempio. I toni che Nordio e la Meloni stanno usando mi ricorda molto quelli di trump. Il paragone è molto vicino: trump sta attaccando la corte suprema che gli ha annullato i dazi, sfidandoli sino al punto di imporre nuovi dazi. Meloni e il suo team, parallelamente, attaccano la magistratura.
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