Il cantautore italiano Maicol Cavestro, attivo dal 2014 e già premiato con diversi riconoscimenti, torna con un nuovo singolo che segna una svolta nel suo percorso artistico: Accetto chi sono.
Il brano nasce da un percorso personale di consapevolezza e racconta il momento in cui si sceglie di smettere di nascondersi, liberarsi dal peso del giudizio degli altri e riconoscere finalmente il proprio valore. È una canzone sull’accettazione, ma soprattutto sulla libertà di mostrarsi senza chiedere il permesso di essere sé stessi.
Il suono e la voce narrante
Musicalmente, Accetto chi sono si muove nel pop cantautorale contemporaneo, con la chitarra in primo piano e un arrangiamento che mette al centro il testo e il messaggio.
Elemento distintivo è la voce parlata di Fabio Giraldo, che entra nel brano come una presenza narrativa, rafforzando il messaggio di autoaccettazione: «Guardati, lo sai che sei abbastanza?».
Il videoclip
Il videoclip ufficiale porta il brano in uno spazio aperto, immerso nella natura. Toni naturali, movimenti liberi e un completo beige morbido accompagnano un’immagine autentica e essenziale, lontana dal bisogno di costruire o nascondere. La natura diventa così il luogo simbolico della libertà e dell’accettazione di sé.
Festival e riconoscimenti
Il singolo è stato presentato al Festival Internazionale Voci dal Mediterraneo 2026 in Sicilia, dove Cavestro ha ottenuto il Premio Social come artista più votato in streaming. Durante la serata dedicata alle cover ha ricevuto anche il riconoscimento per la Miglior presenza scenica.
Attivo dal 2014, Maicol Cavestro ha costruito negli anni un percorso musicale coerente e riconoscibile, legato alle emozioni e alle esperienze personali. La sua scrittura pop cantautorale ha trovato spazio su palchi, festival e realtà radiofoniche e televisive, conquistando pubblico e critica. Tra i riconoscimenti più importanti figurano il Premio della Critica per Questo grande viaggio (2024), il Disco d’Argento per Luce (2025) e Amore Sognato (2026), oltre al Premio Speciale della Giuria al Forette Festival. Con Accetto chi sono, Cavestro inaugura un nuovo capitolo, più essenziale e centrato sull’intimità del messaggio.
La dimensione live e mediatica

Oltre alla produzione discografica, Cavestro ha sempre dato grande importanza alla dimensione live. Fin dagli esordi con il tour natalizio del 2014 insieme al Tarmassia Choir, ha saputo costruire un rapporto diretto con il pubblico. Negli anni, la sua musica è approdata a festival e rassegne di rilievo, fino alla recente partecipazione al Festival Voci dal Mediterraneo 2026.
Parallelamente, Cavestro ha trovato spazio anche nei media, con apparizioni televisive su TeleArena, interviste radiofoniche su Radio Canale Italia – Storytime e partecipazioni a podcast come Shardana Podcast, segno di un percorso che si muove tra palco e comunicazione multicanale.
Un cantautorato che evolve
Se i primi lavori di Cavestro erano più legati a una scrittura emozionale e romantica, con brani come Amore Sognato e Luce, oggi l’artista sceglie una direzione più essenziale e introspettiva. Accetto chi sono rappresenta un’evoluzione naturale: un pop cantautorale moderno che non punta alla perfezione estetica, ma alla verità del racconto. Questa scelta lo colloca tra i cantautori italiani che sanno rinnovarsi senza perdere autenticità, offrendo un linguaggio musicale capace di dialogare con le nuove generazioni.
Un messaggio universale
Con Accetto chi sono, Cavestro trasforma una riflessione personale in un messaggio universale: imparare a non nascondersi, accettare le proprie fragilità e concedersi finalmente la libertà di essere sé stessi.
Il tema dell’autoaccettazione è oggi centrale nel panorama musicale e sociale. In un’epoca segnata da pressioni estetiche e giudizi costanti, Accetto chi sono si inserisce come un brano capace di parlare a un pubblico trasversale: dai giovani che cercano la propria identità, agli ascoltatori di pop cantautorale che apprezzano testi profondi e autentici. Cavestro riesce a trasformare un percorso personale in un messaggio universale, contribuendo a una riflessione collettiva sulla libertà di mostrarsi per ciò che si è.
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