Vasco Rossi, punto KOM.

“Tu sì che sei speciale” si potrebbe senza dubbio dire allo specchio la super rockstar di Zocca, Vasco Rossi; quello è un verso di Ridere di te – estratto dall’album “C’è chi dice no” del 1987 – ma lui è davvero speciale, sopra molti, diverso da tutti. Che si tratti di canzoni d’amore, o di gridi di rabbia, che si narri di storie indimenticabili, o di incoraggiamenti ad andare avanti, nonostante gli ostacoli della vita, il Vasco nazionale sembra non avere mai bisogno di consigli su come trattare un argomento. Lo fa in modo dolce, come in Come nelle favole, ma anche in maniera “tosta” e indignata, come ne Gli angeli; ma se vuole sa essere sensibile, come dimostra in Un senso, e – contrariamente – sfacciato e senza peli sulla lingua, scrivendo Colpa d’Alfredo.

Non scriverò che il Blasco ha mille sfaccettature, perché sarebbe riduttivo; preferisco dire che sia sempre pronto ad affrontare tematiche ed aspetti della vita e della società nel miglior modo che una persona – o forse meglio “un artista” – possa fare, trovando sempre le giuste parole, che si legano alle melodie che lo caratterizzano da più di 40 anni di musica, producendo quelle “canzoni-poesie-manifesti” che non lasciano scampo alla persona o all’argomento in questione.

Si possono, poi, dare numerose versioni dei suoi testi; si possono studiare, interpretare, ipotizzare emozioni e messaggi che vogliono trasmettere, ma personalmente ritengo che il miglior modo per gustarsi i suoi pezzi sia ascoltarli, e viverli, e goderseli. A pieno. Sono intrisi di sensazioni che lui ha dentro sé, dentro il suo cuore, nella sua mente, e che letteralmente “svuota” sui fogli di carta, affinché noi possiamo completamente “sentire” ciò che c’è dentro di lui.

Ho messo alcuni termini tra virgolette, come “svuota” e “sentire”, e ancora prima “un artista”, perché, come la consuetudine dell’uso delle virgolette vuole, qualunque parola o espressione riferita a Vasco Rossi va presa con le pinze: ognuno di noi può “sentire” – appunto – ciò che lui ci canta, ma non saremo mai certi che è quello che lui voleva davvero esternare. Esempio più che calzante è rappresentato da due delle sue strofe più famose: “perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”, da Sally (1996).

Ebbene sì, queste parole hanno fatto letteralmente venire i brividi ai fan ed incuriosito i parolieri e gli intellettuali, a tal punto da essere studiata a causa della complessità della sua comprensione. Svariate ipotesi e idee sono state portate avanti, ma la verità è che solo lui sa davvero cosa volesse esprimere, esternare scrivendo questa poesia. O forse neanche lui ne era pienamente cosciente? Anche questo non si saprà mai; fatto sta che è proprio qui che volevo arrivare: come dicevo prima, ognuno di noi può pensarla a suo modo riguardo le sue canzoni, ognuno di noi può immedesimarsi in quelle che sente più vicine alla sua vita, o semplicemente dedicare alla propria amata una splendida romantica traccia di uno dei suoi 18 album, ma più di questo non possiamo, perché i geni non vanno compresi, vanno ammirati.

Ascoltate Vasco Rossi: chi non lo fa, lo facesse; chi lo fa, continui a farlo; ma non cercate di capirlo, non servirebbe.


P.S.

Se non sapete da dove partire, meglio così, ogni sua canzone racconta qualcosa degno di essere ascoltato.


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